storia e giornalismo





Vaccino contro la peste : immunità

Sempre in riferimento al tema della subordinazione degli studi italiani rispetto a quelli esteri, è l'articolo del 21 giugno 1905, che tratta della fase di attività intensa e febbrile nella quale era entrata, da qualche tempo, lo studio di quella congerie di fenomeni che costituivano il complicato processo dell'immunità. Esso metteva, ogni giorno in luce, soprattutto negli ultimi tempi, fatti e osservazioni nuove che rappresentavano un contributo prezioso alla soluzione dell'arduo problema biologico; nell'ambito di tali importantissimi studi rientravano le ricerche istituite di recente in Germania e in Austria dal Bail, dall'Hoke, dal Freich, dal Kikuchis, dal Pirquet sull'attività aggressiva che acquistavano liquidi organici per opera dei microrganismi. In base a queste ricerche innovative, i microrganismi infetti si sarebbero formati nelle sostanze che ostacolando i poteri naturali di difesa dell'organismo, avrebbero favorito l'azione invadente e deleteria di germi patogeni.

Studi sull'immunità : vaccino anti peste

Nel momento in cui la cosa aveva cominciato ad acquistare una vasta risonanza il prof. Ivo Bandi, direttore dell'Istituto Sieroterapico Toscano, (firmatario dell'articolo in questione) aveva sentito l'obbligo di rivelare come tali ricerche non fossero poi così innovative ma rappresentassero, piuttosto, la conferma di studi avviati già da parecchi anni in Italia. Egli, infatti, nel 1889 eseguendo delle ricerche sulla peste nell'Istituto Micrografico Municipale di Messina, in collaborazione con il Terni, aveva messo in evidenza come coltivando nel peritoneo delle cavie il bacillo della peste, si determinava una peritonite pestosa a rapidissimo decorso, con formazione di un ossidato abbondantissimo il quale, convenientemente sterilizzato, aveva dimostrato un'azione straordinariamente benefica venefica per gli animali sensibili alla peste. Inoltre dopo varie sperimentazioni essi, insieme, avevano proposto anche l'uso di un vaccino antipestoso preparato con gli ossudati pestosi peritoneali sterilizzati, pubblicando, su tale scoperta, una memoria che sarebbe comparsa nel 1899 in Italia e nella "Revue d'Hygiene" di Parigi e nel 1900 nella "Deutsche medizinische Wochenschrift". Particolarmente interessante è il fatto che quel vaccino antipestoso era stato allora completamente approvato dalla Direzione di Sanità del Regno d'Italia, la quale ne aveva fatto, poi, formale richiesta all'Istituto Micrografico Municipale di Messina e aveva invitato, ufficialmente il Terni ad andare ad intraprendere la preparazione nel laboratorio di Pianosa, di recente istituito per le ricerche sulla peste, quando essa batteva minacciosa alle porte del nostro paese.

Il vaccino contro la peste

Nessuno, però, sottolinea il prof. I. Bandi, aveva degnato, allora, della giusta attenzione gli studi dell'Istituto di Messina ed anzi, una mole di facili critiche si era riversata sulle osservazioni dei due ricercatori che erano stati , quasi, messe all'indice; soltanto nel 1905, quando gli stessi risultati penetravano in Italia sanzionati dal marchio di fabbrica germanica, venivano accolti a braccia aperte e assimilati, quasi avidamente, e si annunciava che essi avrebbero aperto un nuovo luminoso orizzonte di ricerca nel vasto campo degli studi sull'immunità. Purtroppo, conclude l'articolo, nel campo scientifico si verificava in Italia ciò che avveniva per il campo commerciale dove i prodotti interni triplicavano il proprio valore solo dopo aver ricevuto il battesimo esotico; questo fenomeno - sottolinea con profonda amarezza il prof. I. Bandi - sarebbe durato fino a quando il paese non avesse acquistato maggior fiducia nelle proprie risorse e nelle proprie energie.