storia e giornalismo



La tubercolosi ed il vaccino antitubercolare

Particolarmente interessante per il progresso degli studi medici italiani, ?l'articolo del 19 novembre 1903, che richiama l'attenzione sulla comunicazione data all'Accademia di medicina dal batteriologo Marmoreck, riguardo al siero antitubercolare da lui scoperto, risultato di un lavoro che sarebbe stato presto pubblicato su un giornale scientifico. Il Marmoreck in quella comunicazione affermava di aver ottenuto risultati favorevoli nella tubercolosi (anche in stato avanzato) in tutte le sue forme, ossea, articolare e polmonare con febbre. Ciù che distingueva il siero di Marmoreck dalla tubercolina di Kock consisteva nella somministrazione di un sostanza antitossina, nel primo caso e, di una sostanza tossina, nel secondo caso; nonostante i notevoli risultati raggiunti, tuttavia, soltanto un esperimento su larga scala avrebbe potuto confermare pienamente il giudizio positivo sul siero, come afferm?lo stesso Marmoreck alla fine della sua comunicazione.

Antitubercolare : esperimenti contro la tubercolosi

Nella seconda parte l'articolo pubblica, invece, una lettera del prof. Queirolo dell'Università di Pisa che, a proposito delle ultime esperienze sulla tubercolosi e delle vivaci discussioni provocate da un'altra comunicazione, quella del dott. Behring di Berlino, sottolineava la necessità di rivalutare gli studi della medicina sperimentale italiana. I giornali politici italiani ed esteri avevano, infatti, riservato una larga diffusione alla comunicazione del dott. Behring sulla possibilità di immunizzare gli animali contro la tubercolosi ma nel coro di applausi che aveva accolto l'annuncio dei risultati nessuna voce si era levata per rivendicare che il merito di tale conquista spettava, in realtà all'Italia. Tali conquiste, infatti, ancor prima di Behring e di Kock erano state raggiunte dal prof. Maragliano, illustre clinico di Genova, il quale nel 1895, a Bordeaux, nel Congresso francese di Medicina Interna, aveva annunciato l'esistenza di un'antiù tossina tubercolare e la possibilità di una sieroterapia antitubercolare ed aveva anche comunicato l'immunizzazione degli animali contro la tubercolosi per mezzo di uno speciale procedimento di vaccinazione.

Verso il vaccino antitubercolosi

Queste rivelazioni, tuttavia, erano state accolte con diffidenza e aspramente combattute, non in base a dati sperimentali ma in base a ragionamenti aprioristici; nel più recente Congresso di Padova era emerso, però che il prof. Maragliano, che con inflessibile tenacia e con l'apporto e il sostegno di un gruppo di ricercatori aveva portato avanti i suoi studi, era molto più avanti dei medici tedeschi sulla via da lui aperta. In quel Congresso egli aveva infatti rese note due altri importanti risultati: la dimostrazione del passaggio dell'antitossina tubercolare nel sangue dalle vie digerenti, accertando quindi la possibilità di adoperarla per questa via, sia a scopo curativo sia a scopo immunizzante; la possibilità di praticare la vaccinazione antitubercolare anche nell'uomo. Per questo motivo il prof. Queirolo si sentiva in dovere di rivendicare all'Italia la priorità di quegli studi, i cui risultati ottenuti con grande dedizione e con lavoro tenace dallo scienziato italiano, avevano commosso tutto il mondo per la convinzione che avrebbero condotto alla vittoria della scienza sulla tubercolosi.