storia e giornalismo



Stile e carattere del giornale

È proprio nell'ambito di un giornale così strutturato che matura e si sviluppa la terza pagina, la cui origine cronologica è ben precisa e databile all'11 dicembre 1901, quando su "Il Giornale d'Italia" il Bergamini realizza un'intera pagina, la terza appunto, dedicata alla rappresentazione romana della Francesca da Rimini di G. D'Annunzio. Essa nasce in occasione di un evento di grande attualità, e la realizzazione di questa pagina è strettamente funzionale all'ideale del direttore del giornale che intende promuovere "un giornale obiettivo moderno, agile con uno charme così letterario e scientifico che non disdice e anzi attrae, copioso di notizie fresche, un giornale au-dace veramente pur lasciando fermi i punti essenziali di essa che sono il Vangelo del partito.(14) Per l'occasione vengono mobilitati quattro redattori, che ciascuno nel suo settore specifico, descrivono l'avvenimento da angolature diverse: così Diego Angeli si occupa della illustrazione delle scene, Nicola D'Atri della parte musicale, Domenico Oliva del giudizio critico sull'opera e Eugenio Cecchi della cronaca mondana della serata. L'attesissima novità teatrale recitata da Eleonora Duse soppianta di colpo, con un resoconto tanto attento e circostanziato, l'abituale cronaca quotidiana, e introduce un'innovazione destinata ad avere un grande successo e un capitolo tutto suo nell'ambito della storia del giornalismo.

Il carattere "elzeviro" della pagina culturale

Alla sua origine, la terza pagina costituisce anche tecnicamente e graficamente un elemento che viene difeso e potenziato; Bergamini fa comporre il pezzo di critica teatrale in carattere "elzeviro" (15) particolarmente elegante e leggibile, e da questo momento in poi l'articolo di apertura della terza pagina prenderà sempre il nome di "elzeviro". Egli realizza inoltre un'impaginazione grafica articolata in sezioni, che riproduce con molta varietà i numerosi articoli arricchiti dalla presenza delle illustrazioni e della fotografia, ma caratterizzata dalla completa assenza della pubblicità, a cui vengono, invece, ampiamente riservate le ultime pagine del quotidiano. Il primo numero de "Il Giornale d'Italia" era uscito in quattro pagine, come tutti gli altri quotidiani, ma Bergamini stesso, alcuni anni più tardi, ammetterà di aver commesso un errore di valutazione non interpretando le esigenze di richiamo e di innovazione di un giornale nuovo che avrebbe potuto arricchirsi fin dall'inizio di un'impostazione più ricca e di un maggior numero di pagine. L'11 dicembre invece, quando appare per la prima volta la pagina culturale, il giornale esce in sei pagine e da allora fino al 1902 sarà un continuo alternarsi della pubblicazione in quattro e in sei pagine a cui seguirà una stabilizzazione della tiratura in sei pagine e di nuovo un alternarsi in sei e otto pagine.

Sviluppo e stile della terza pagina

All'apparizione clamorosa della terza pagina non corrisponde un'eco immediata e proporzionata; il pubblico sembra non recepire prontamente il messaggio innovativo che essa reca e questo fatto ha delle motivazioni di fondo che evidentemente sfuggono inizialmente agli stessi responsabili. In­nanzitutto, un ruolo fortemente negativo al riguardo svolge l'eccessiva discontinuità della terza pagina, che nei primi anni spesso viene addirittura a identificarsi soltanto con l'articolo di fondo (16) o l'elzeviro, e solo dal 1905 sembra trovare una collocazione più stabile e durevole all'interno del giornale. A questa forte alternanza si aggiunge la difficoltà di pervenire a una composizione e a una struttura regolari, in grado di conferire all'intera pagina quella funzione specificamente culturale e di informazione artistica varia per cui è stata ideata; l'eterogeneità tematica della pagina infatti arriva a comprendere spesso resoconti di cronaca e politica, interna ed estera, che nella loro collocazione, interrompono il discorso di intrattenimento letterario che essa avrebbe dovuto svolgere.

Note:

14- La definizione è tratta da A. Chierici, Il quarto potere a Roma (Roma, Voghera, editore, 1905) pp. 236 ss.
15- L'elzeviro rappresenta invece il passaggio dell'articolo di fondo nella prima colonna della terza pagina divenendo sede anche di temi anche culturali e letterari ; il nome deriva dal carattere tipo­grafico latino in cui veniva in origine composto e che gli conferiva chiara leggibilità. Gli Elzevier erano infatti una nota famiglia di librai, tipografi ed editori olandesi che esercitarono la loro attivi­tà in diversi centri fra il 1583 e il 1712 e svolsero in Europa una fondamentale funzione di diffusione della cultura. L'Elzeviro, pertanto, non è la terza pagina, ma una parte essenziale di essa in grado di svolgere nel contesto in cui è inserito una funzione di richiamo e un ruolo di primo piano.
16-L'articolo di fondo era così chiamato perché occupava l'ultima colonna della prima pagina ed era destinata alla esposizione e al dibattito di argomenti politici, economici e sociali.