storia e giornalismo



Il socialismo francese

L'articolo del 20 novembre, pubblicato sulla terza pagina riporta proprio, ancora inedita, questa chiara lettera e, insieme ad essa, il programma de "La Cità francaise", datato ottobre 1910. Sorel si oppone, nella lettera, a quanti hanno criticato la sua collaborazione con i monarchici, come se una rivista dovesse necessariamente essere opera di partito; aggiunge, inoltre, che in Francia non si era in grado, soprattutto nella classe operaia, di comprendere la cosa altrimenti e questa appare, ai suoi occhi la ragione fondamentale per cui, gli operai istruiti rimanevano sottomessi alla dominazione intellettuale della democrazia. Un operaio istruito si credeva obbligato a leggere soltanto ciù che scrivevano persone ritenute di idee avanzate, i frivoli discorsi dell'evoluzione - continua Sorel - rimanevano i loro dogmi fondamentali e le vicende della rivoluzione apparivano sempre come leggende eroiche. Niente sembrava in grado di opporsi alla preoccupazione dominante di salvare il libero pensiero minacciata dalla Chiesa e, naturalmente, la Massoneria traeva grande partito da questo stato di cose. Sorel cerca di far comprendere ai suoi critici che gli studi specificatamente socialisti non rappresentavano la parte più consistente della sua rivista e che intendeva, piuttosto, consacrarsi a quegli studi estranei al socialismo che lo avevano sempre preoccupato.

Il pensiero democratico francese ed il socialismo di Sorel

Il pensiero democratico impediva di vedere obiettivamente e oggettivamente il reale stato delle cose e subordinava il pensiero ad una tattica che mirava a conquistare lo Stato; per questo motivo era necessario, secondo il Sorel, appartenere ad un partito e vedere di esso solo ciù che i suoi membri intendevano mostrare. Se questo rappresenta sommariamente il contenuto della lettera indirizzata al Lanzillo, "L'indipendenza francese", il programma de "La Cità francaise" chiarisce gli obiettivi della rivista, indirizzata agli uomini scoraggiati dallo sciocco orgoglio della democrazia, dalle sue altezze umanitarie e dalle mode venute dall'estero, i quali si proponevano di restituire allo spirito francese la sua indipendenza. Da qualche anno in Francia - scrive Sorel - cominciava ad apparire un sentimento più soddisfacente dei valori, affiancato da un consistente ritorno al gusto classico; alcuni si ostinavano, nel vedere in tutto questo, solamente un fenomeno di pura letteratura quando, in realtà il pensiero francese faceva grandi sforzi per trovare degli orientamenti ragionevoli.

Le difficoltà del socialismo francese

Il pensiero francese era stato per così lungo tempo asservito a dei pregiudizi che ormai il suo riscatto presentava delle enormi difficoltà ci si poteva rendere perfettamente conto degli ostacoli da superare, pensando al discredito attentato alla memoria di Proudhon, il solo grande scrittore socialista della Francia, i cui scritti restavano, tuttavia inefficaci, per gli stessi socialisti che occupavano un posto considerevole nel mondo intellettuale, anche se egli si era nutrito delle migliori tradizioni francesi. La democrazia aveva tratto la sua fonte principale da tutte le illusione perdute dagli antichi - continua Sorel - e si era concessa di lavorare per diffondere gli errori che potevano assicurare la sua dominazione; poche persone osavano entrare in lotta contro le idee dei partiti politici trionfanti, ma tutti i collaboratori de "La cità francaise" erano convinti che ritirarsi dal confronto con la democrazia, significasse rinunciare ad ogni speranza di sopprimere le menzogne che impedivano ai contemporanei di penetrare nel valore reale delle cose.