storia e giornalismo



Sindacalismo, socialismo e nazionalismo

Altri idee interessanti sul nazionalismo italiano dei primi anni del XX sec. che contribuiscono, come quelle appena ricordate del de Frenzi, a fornire un quadro di questo movimento politico in rapida affermazione, emergono dall'articolo del 1 febbraio 1911, in cui E. Corradini prende spunto dalle osservazioni mosse dal Rastignac sulla "Tribuna", in riferimento al suo volume il "Volere d'Italia". Il Rastignac si chiedeva, tra le altre cose, come fosse possibile conciliare il sindacalismo, il nazionalismo e l'imperialismo e il Corradini risponde che non c'era nessuna confusione nel suo libro a tale proposito, dal momento che i tre concetti erano ben definiti; il sindacalismo era il riconoscimento dei valori della vita collettiva di classe, il nazionalismo dei valori della vita collettiva di nazione e l'imperialismo dei valori collettivi di un impero e, nello stesso tempo, il sindacalismo rappresentava l'affermazione della lotta di classe, il nazionalismo e l'imperialismo affermazione della lotta internazionale.

Il sindacalismo

Secondo il Corradini, il Rastignac confondeva le forme organiche della vita collettive (classe, nazione, impero ) con l'astrazione della vita collettiva in generale e combatteva la definizione di sindacalismo inteso come nuova forma di aristocrazia, pur riconoscendo che esso voleva stabilire l'assoluto predominio del lavoro manuale su quello intellettuale (ma anche visto così il sindacalismo non rappresentava, forse, una forma di aristocrazia nel preciso significato della parola greca ? ). Il lavoratore sindacalista - continua il Corradini - era portato a reputare, infatti, sé stesso come il migliore degli uomini perché il solo produttivo, tanto da voler trasformare a sua immagine e somiglianza tutto il genere umano; questa volontà aveva, certamente, un carattere fortemente aristocratico e strettamente attinente allo spirito antidemocratico del sindacalismo, riconosciuto dai suoi stessi rappresentanti.

Nazionalismo francese e sindacalismo

Corradini spostando, poi, l'attenzione sul nazionalismo, obietta che la derivazione del movimento italiano da quello francese doveva essere, ormai una convinzione superata e sfatata mentre, invece, il Rastignac la riprendeva e la rinnovava, confondendo il sindacalismo con il nazionalismo francese. Rastignac, in un passo del suo articolo domandava, inoltre al Corradini se fosse possibile e se davvero fosse giusto, creare un nazionalismo italiano con gli stessi elementi dottrinari o anti-dottrinari del nazionalismo francese e il giornalista rispondeva che bisognava porre il nazionalismo su un fondamento quanto mai italiano, qual era l'emigrazione, dal momento che il movimento era nato da precise condizioni della vita del nostro paese e non doveva essere considerato uno strascico di letteratura francese. A conclusione del suo articolo Corradini ammette che il suo volume il "Volere d'Italia" poteva presentare delle contraddizioni in alcune parti, ma ribadisce, con determinazione, l'assoluta indipendenza e originalità del nazionalismo italiano da quello francese.

Socialismo e sindacalismo rivoluzionario

Negli stessi anni in cui si distingue la figura di G. D'Annunzio e si afferma l'ideologia nazionalista, la terza pagina si fa portavoce della teoria e degli scritti di G. Sorel, politico e saggista francese, teorico del sindacalismo rivoluzionario, dottrina sorta come revisione, in senso più radicalmente rivoluzionario, del marxismo e che pone i suoi fondamenti nella violenza, come metodo di lotta e nello sciopero generale, ritenuti strumenti essenziali per il raggiungimento e l'instaurazione di una società socialista. L'esaltazione della violenza, in particolar modo e, il culto per essa che ne deriva, ha un'influenza molto forte sulle generazioni del primo decennio del nostro secolo ed ispira direttamente i movimenti sindacalisti rivoluzionari ma anche quelli nazionalistici italiani che negli stessi anni si vanno affermando.