storia e giornalismo



Il risorgimento toscano

Tra gli altri articoli inerenti alla figura di Cavour e alla pubblicazione di fonti inedite, di grande valore storico, ricordiamo quello del 22 maggio 1905 (28) che estrapola, dal libro, di imminente uscita, (il 27 del mese corrente) di Matilde Gioli "Il Rivolgimento toscano e l'azione popolare" (casa editrice Barbera), alcune lettere sconosciute del Bartollomei, (padre della signora Gioli), del Giorgini e di Cavour. Il titolo del libro ?già rivelatore del contenuto che tratta, appunto del meraviglioso rivolgimento toscano che si comp?nel 27 aprile 1859 e che Don Neri dei Principi Corsini riassunse in un opuscolo di poche pagine dal titolo "Storia di tre ore", rivolgimento che doveva gettare le prime fondamenta dell'edificio dell'unità d'Italia e, soprattutto rivolgimento senza inutili spargimenti di sangue.

Cavour e la  primavera dell'indipendenza italiana

Tutto il libro si incentra sul giorno del 27 aprile che viene storicamente ricordato come la primavera dell'indipendenza italiana; la rivoluzione di carattere schiettamente popolare e guidata da F. Bartollomei, Ubaldino Peruzzi, Vincenzo Salvagnoli, Bettino Ricasoli, G. Battista Giorgini ebbe il suo inizio in una piazza lontana dal centro delle città dal nome di Piazza di Barbana, mutato poi in quello d'Indipendenza. Dalle lettere pubblicate in terza pagina prendiamo in esame solo le due scritte da Cavour e indirizzate al patriota, avv. Leopoldo Galeotti; la prima, datata novembre 1860, prende spunto da due lettere ricevute da Minghetti, sul modo di procedere per far cessare l'autonomia amministrativa in Toscana e chiarisce l'intenzione dello statista non, di modificare le leggi della contrada ma di distruggere un centro di governo del tutto indipendente dal governo centrale e di sistemare le cose in modo che il governo possa esercitare un controllo efficace sull'andamento politico e sulle spese che si fanno a carico del bilancio dello stato. Questo duplice obiettivo, secondo il Cavour, si può raggiungere nel modo indicato precedentemente dal Galeotti, ossia richiamando a Torino gli affari principali e stabilendo una dipendenza diretta dai capi di servizio del ministero; tuttavia, la questione appare così delicata che nessun ministro costituzionale può assumersene la responsabilità

Cavour e Ricasoli

Inoltre, aggiunge il Cavour, egli non condivide l'opinione del Galeozzi sull'opportunità di pregare il barone Ricasoli di rimanere a capo del governo toscano modificato; necessità impellente gli appare, al contrario, che il barone si ritiri appena concordato il sistema da introdursi e che ciù avvenga all'inizio del gennaio prossimo. Nella seconda lettera indirizzata sempre al Galeotti, Cavour, gli confessa di attendere da diversi giorni una risposta del barone Ricasoli, informato dei suoi propositi; l'attesa lo insospettisce e gli fa presumere che il Ricasoli possa aver cambiato idea, riguardo le sue dimissioni e voglia guadagnare tempo e prolungare uno stato di cose, ormai intollerabile. Queste lettere rivelano la forte determinazione politica del Cavour e il suo fermo proposito di realizzare un potere forte attorno alla corona e al governo e di reprimere ogni spirito di indipendenza e di autonomia, che possa svilupparsi in qualsiasi regione della penisola.

Note:
28 - Articolo del 22 maggio 1905 - "Lettere inedite di Cavour, Giorgini e Bartollomei sul rivolgimento in Toscana e l'azione popolare (prime 3 col.)