storia e giornalismo



Il risorgimento a Roma

Nell'articolo del 22 agosto 1910, Adolfo Simonetti offre all'attenzione del lettore le "Memorie di più che cinquant'anni", di imminente pubblicazione da parte di Loescher editore e scritte dallo spoletino, conte Paolo Campello della Spina, cittadino e spirito di Roma, nella quale trascorse la maggior parte della sua vita operosa; queste Memorie, attese con vivo interesse da tanti storici e letterati, ricordano la vita di Roma, prima, durante e dopo il fatidico anno in cui l'Italia form?il primo nucleo possente, intorno al quale si sarebbero strette, con indissolubili vincoli, tutte le regioni della penisola. Anche Roma sentà l'entusiasmo per la liberazione della patria comune e manifestà apertamente il suo giubilo dopo la vittoria di S. Martino e il Campello lo rievoca nelle splendide pagine del suo libro. Le pagine pubblicate, per gentile concessione dell'autore e dell'editore, sulla terza pagina del giornale soffermano l'attenzione sul periodo più eroico del riscatto dell'Italia ; tra i temi che emergono si può ricordare il risveglio delle idee liberali a Roma nell'inverno 1855, suscitate dall'opinione prevalente che la situazione dello Stato pontificio, come si presentava allora, non avrebbe potuto resistere a una qualsiasi nuova conflagrazione europea.

La seconda guerra d'indipendenza

Il pensiero generale della società romana nell'inverno '57-'58 pareva assorbito dalla voglia di divertimento mentre la nobiltà elargiva opere sociali e umanitarie ; alcune eleganti signore, invece, nei loro salotti facevano propaganda a favore di casa Savoia come, ad esempio, la marchesa Calabrini e la principessa Pallavicini - Boncompagni. Un aspetto molto importante, giu?stamente marcato dal Campello, ?rappresentato dall'avanzamento delle idee nazionali a Roma particolarmente evidente in quel periodo, tanto che, persino alcuno membri del clero non nascondevano la loro simpatia per il governo di Torino; i professionisti, però come i medici, gli avvocati, i notai e soprattutto gli impiegati dello stato, erano guardinghi, per non perdere la benevolenza dei cardinali e dei prelati, ostentando anzi pratiche religiose.

Roma e la storia del Risorgimento

Altre pagine di storia risorgimentale del nostro vengono rievocate nella terza pagina de "Il Giornale d'Italia" attraverso la ricorrenza di date legate ad episodi memorabili o a personaggi protagonisti di quegli eventi storici, ed ?interessante ricordarne almeno due : l'articolo del 20 giugno 1909 (48) e l'articolo del 7 dicembre 1910 (49) Il primo ?scritto da Raffaele de Cesare in occasione del 50? anniversario, non dell'insurrezione di Perugia, ma della sua fine ; i particolari di quella insurrezione furono narrati dal giornalista, fin dal 1888 con preziosi documenti, nel libro "Il Conclave di Leone XIII e il futuro conclave" e furono completati, con altri documenti e testimonianze, nell'opera più recente "Roma e lo stato del papa". L'articolo prende spunto da queste opere e il de Cesare ripercorre, alcune fasi essenziali della rivoluzione, che scoppiù il 14 giugno e fu soffocata il 20, dai duemila svizzeri pontifici al comando del colonnello Schmidt. In base alle sue considerazioni, l'insurrezione non era riuscita, perché erano mancati i due elementi essenziali, consistenti nella preparazione e nell'attesa degli aiuti esterni. Essa era stata voluta dai liberali e moderati (Francesco Guardabassi, Niccol?Danzetta, Zeffirino Faina e Tiberio Berardi), uomini di altissimo valore morale e sui quali premeva l'influenza del Piemonte e di Cavour, rappresentata dalla figura del marchese Filippo Gualterio che si trovava a Firenze, intendente presso la divisione del generale Mezzacapo : la divisione di volontari era stata formata dal governo sardo quando esso si era accorto che, sull'esercito toscano, dopo il pronunciamento il 27 aprile, non si poteva fare assegnamento. Per queste circostanze non sembravano tutte illusioni quelle del governo provvisorio di Perugia, e sarebbe bastato che il generale Mezzacapo avesse ordinato, al colonnello Cerroti, che comandava un reggimento ad Arezzo, di passare la frontiera. Il Mezzacapo, tuttavia, non si sentiva autorizzato a farlo senza un ordine scritto di Cavour e, dal momento che, quest'ordine non poteva essere dato per le condizioni della politica in quei giorni, non si mand?alcun aiuto ai perugini anzi, il Cerroti venne richiamato ad Arezzo. L'articolo si sofferma a lungo sui particolari dell'insurrezione di quel 20 giugno 1859 ; il sacrificio di Perugia, scrive il de Cesare, la cui eco si era estesa molto lontano, produsse in ogni parte del mondo civile, vivacissime proteste contro il governo del papa e fu arma potente, l'anno successivo, nelle mani di Cavour, sacrificio che si sarebbe compiuto dopo Magenta e alla vigilia di Solferino.

Napoleone III e il risorgimento a Roma

Napoleone III era inquieto per quanto avveniva nelle province pontificie perché la rivoluzione andava al di l?delle sue intenzioni e l'eco delle proteste del papa, che vedeva andare in fiamme lo stato in una settimana, arrivava a lui rapidamente da Roma e da Parigi. Cavour, stesso, avrebbe desiderato aiutare Perugia ma non poteva dare gli ordini scritti che questa voleva. "Il ricordo di quel giorno, la commemorazione del 20 giugno e la solenne inaugurazione del mo?umento ai caduti - scrive il de Cesare - assumer?domani (20 giugno 1909) un carattere nazionale ; da tutte le principali città d'Italia sono state inviate rappresentanze, così che vi prenderanno parte tutte le società politico?storiche ed umanitarie dell'antico stato pontificio. Notevole ?anche la partecipazione della Massoneria, per la quale interverr?il Gran Maestro, Ettore Ferrari ; si calcola che i settari e i massoni saranno circa 150, tra quelli italiani e all'estero di Bucarest, Costantinopoli, Suez Capo, Buenos Aires, Washington".

Note:
48 - Articolo del 20 giugno 1909 - XX giugno 1859 a Perugia (prime 2 col.) firmato R. de Cesare.