storia e giornalismo



La storia e le fonti sul risorgimento : La Marmora

Altre pagine interessanti dell'epopea garibaldina e della storia risorgimentale del nostro paese emergono dall'articolo del 29 maggio 1909 (35), in riferimento all'imminente pubblica?zione presso l'editore Bocca, di un volume di rievocazioni storiche del nostro Risorgimento, "Pagine Garibaldine" sul quale uno studioso italiano, Gualtiero Castellini ha riunito le memorie trovate tra le carte dell'avo suo, il maggiore Nicostrato Castellini morto eroicamente nella campagna del 1866. La figura dello strenuo soldato guida il lettore attraverso diciotto anni di lotte e di speranze ; il libro ?un lungo diario della campagna del 1860 e vi sono contenute notevoli lettere inedite di Mazzini, Garibaldi, G. Medici ed altri. Per cortese concessione degli editori, la redazione de "Il Giornale d'Italia" può stralciare dal capitolo dedicato ad "Aspromonte" alcune interessanti lettere scritte da La Spezia e da Pisa all'amico N. Castellini, da Laura Solera Mantegazza, la forte e gentile donna lombarda che ebbe nella sua vita due grandi amori, quello per l'umanità sofferente e quello per la patria sventurata. Con una nota di compiacimento si chiude il carteggio; altre tracce non sono rimaste e mancano tutte le lettere di risposta. Nelle lettere della gentile confortatrice di Garibaldi ?possibile scorrere e rivedere la vita di quei due mesi di ansietà in cui davvero gran parte d'Italia aveva guardato con religioso timore al letto dell'eroe; inoltre, la corrispondenza tra i due rimane per noi chiara testimonianza del patriottismo vigile e dello spirito di sacrificio che furono i primi elementi della rinnovata grandezza d'Italia.

"Il Risorgimento Italiano" e La Marmora

Tra gli altri articoli che si richiamano agli avvenimenti in virtà dei quali l'Italia, nel sec. XIX, ?riuscita a conquistare l'indipendenza e a costituirsi in uno stato unitario, ricordiamo quello del 23 marzo 1908 (36) che sofferma l'attenzione sull'imminente uscita (del resto ritardata da uno sciopero dei tipografi di Torino) del primo fascicolo della rivista storica "Il Risorgimento Italiano", edita nella libreria Bocca, sotto il patrocinio della "Società nazionale per la storia del Risorgimento italiano", costituitasi a Milano nel 1906. Fra le "Memorie e documenti inediti" contenuti in questo fascicolo, Mario degli Alberti pubblica le lettere scambiate nel 1873 fra il generale La Marmora e l'arciduca Alberto, presiedute da una lettera dell'Alberti stesso al prof. Manzoni, direttore della rivista, nella quale si parla della seconda parte del "Un po' più di luce" e si smentisce che quella seconda parte sia stata pubblicata e poi subito ritirata. L'Alberti aggiunge, inoltre, che il ma?noscritto originale si trova a Biella nell'archivio La Marmora e che di esso erano state tirate alcune copie, forse una decina, ma che egli possiede la copia originale di quella seconda parte del libro ed ?a conoscenza di chi ne possiede un'altra ; egli sottolinea questi particolari perché vista l'importanza dell'opera, non sa spiegarsi la perseveranza tenace nel non volerla pubblicare, perseveranza che non gli sembra possibile attribuire alla volontà degli eredi del nipote di Alfonso La Marmora. Si dice, infatti, che quando egli mor?nel 1878, quattro giorni prima di Vittorio Emanuele, avesse imposto l'obbligo di non pubblicare il manoscritto se non venticinque anni dopo la sua morte ( data trascorsa da un pezzo quando l'Alberti decide di darlo alle stampe).

Storia del Risorgimento : La Marmora e l'arciduca Alberto

Il giornalista Ugo Pesci (37) nota che, ormai, il documento non rivela notizie nuove o sconosciute tali da poter giustificare una diversa ricostruzione storica ma resta, in ogni caso, una fonte di grande valore e interesse, soprattutto, in quei primi anni del nuovo sec. in cui si assisteva al risveglio degli studi e delle ricerche riguardo il Risorgimento italiano. Molte sono le osservazioni avanzate dal generale in questo libro; facendo, ad esempio, alcune considerazioni generali intorno alla battaglia di Custoza, egli premetteva che sarebbe stata una grande imprudenza spingere la destra verso questa campagna quando il nemico avrebbe potuto facilmente occupare Valeggio. Le sue parole confermano pienamente il giudizio che risulta sul comandante del 3? corpo dalle "Memorie" del generale Govone e da quanto disse più volte il generale Bixio che, fino alla morte, non seppe mai consolarsi di essere stato lasciato quel giorno nell'inazione. In questa seconda parte di "Un po' più di luce" abbondano notizie di grande rilievo, molti particolari politici e diplomatici prima e durante la campagna del '66, completando il quadro, sotto molti aspetti già noto, sulle relazioni tra il La Marmora e il Cialdini. Inoltre, sottolinea il Pesci, come leggendo queste pagine ancora inedite, vi si trovino continuamente espresse idee che appartengono al passato e, La Marmora non appare, contrariamente a quanto si era sempre pensato, avverso ad ogni discussione militare. Egli stesso, infatti, scriveva: "Il paese e l'esercito hanno diritto e bisogno di conoscere la verità e, piuttosto che dolermi di certe pubblicazioni come fanno coloro che confondono il tempo di guerra con il tempo di pace, io vorrei che in tempo di guerra tutti tacessero e in tempo di pace tutti parlassero (tutti gli uomini di buona fede si intende). può il governo lasciare agli intriganti faccendieri fuori dell'esercito libero il campo di accusare e calunniare chi loro voglia? E l'esercito non avr?mai la soddisfazione di sapere chi ha fatto bene e chi male dovendo talvolta anzi tollerare che alcuni trovino il modo di carpire il merito e le prove ?". Queste sono parole scritte il 10 gennaio 1870 ma leggendole, scrive il Pesci, si sarebbe potuto credere ad un errore di data di trentotto anni.

Note:
35 - Articolo del 29 maggio 1909 - Pagine garibaldine - Lettere inedite di L. Solera Mantegazza (prime 3 col.) firmato Gualtiero Castellini.
36 - Articolo del 23 marzo 1908 - La "maggior luce" del generale La Marmora sulle responsabilità
della guerra del 1866 - Importanti rivelazioni (prime 2 col.) firmato Ugo Pesci.
37 - Ugo Pesci (Firenze, 1842 - Bologna, 1908) noto pubblicista che, lasciato il servizio militare, dopo aver combattuto a Custoza nel 1866, divenne redattore del "Fanfulla", del "Corriere della Sera", del "Caff? e direttore della "Gazzetta dell'Emilia". Fu anche corrispondente e collaboratore di vari altri giornali e riviste della Penisola. Tra i suoi scritti importanti ricordiamo : Giacosa scrisse anche i libretti delle opere pucciniane : "La Boheme" (1896) ; "Tosca" (1899) ; "Madama Butterfly" (1903)