storia e giornalismo



Psicologia e neuropatologia

L'articolo del 1 dicembre 1906 sposta invece l'attenzione sulla designazione del premio Nobel per la scienza a due nomi di studiosi latini, Camillo Golgi e Ramon y Cajal che, pur rimanendo discordi tra loro su parecchi dei risultati ottenuti, avevano affrontato in prima linea il campo di indagine proprio dell'istologia e più specificatamente, la fine struttura degli organi nervosi dell'uomo. Camillo Golgi dal modesto laboratorio dell'Università di Pavia aveva richiamato ben presto l'attenzione degli anatomici, dei fisiologi e dei neuropatologi che, scambiandosi aiuto a vicenda, si affaticavano a trovare un po' di luce nella fitta rete della trama nervosa e aveva consacrato, nell'unanime consenso che ebbero le sue prime comunicazioni, la rinascita scientifica della nuova Italia. Ramon y Cajal, invece, dall'università di Barcellona prima e da quella di Madrid dopo, aveva ripreso gli studi del Golgi, confermandone e modificandone, in parte i risultati ed esponendone una nuova formulazione e aveva richiamato l'attenzione, per la prima volta, sul risveglio scientifico della Spagna. Nell'articolo, poi, Antonino Anile si sofferma dettagliatamente sui lavori e gli studi dei due scienziati; la designazione del premio Nobel aveva, appena, ottenuto il consenso unanime da parte dei biologi di ogni nazione e, già nuove ricerche sembravano sorpassare le conquiste appena raggiunte, a testimonianza del ritmo frenetico della scienza nei primi decenni del nuovo secolo e dello sforzo perenne di rimettersi continuamente in discussione per varcare sempre nuovi confini.

Psicoterapia, neuropatologia e psicologia

Nell'articolo del 3 aprile 1911, invece, F. de Roberto richiama l'attenzione sull'esistenza di una vera e propria scuola di medicina morale, la cattedra di neuropatologia di Paolo Dubois, dell'Università di Berna che sembra quasi "una stazione di psicoterapia non letteraria" come egli la definisce. Presentando ai lettori italiani la traduzione dell'ultimo opuscolo di Dubois "Ragione e sentimento" (edizione Hoepli) il dott. Rav?aveva osservato, pro?prio negli ultimi giorni, che l'autore sebbene già abbastanza noto in Italia, lo era, più per le sue mirabili guarigioni che per le sue dottrine. L'osservazione da cui il Dubois aveva preso le mosse nel suo opuscolo non era nuova e, come egli stesso aveva riconosciuto, era stata feconda di ottimi risultati da sempre, fin dalle origini più remote della medicina ; documentata da un libretto, tradotto in quasi tutte le lingue europee, l'osservazione sosteneva la forte e continua interazione tra spirito e corpo, morale e fisico e se, era vero, come molti medici affermavano, che la costituzione nativa e le successive condizioni dei centri nervosi, determinava un modo di sentire e di pensare era ormai dimostrato, che gli stessi sentimenti e le stesse idee erano in grado di modificare lo stato di quei centri.

Psicopatie, psicologia e psicosomatica

Tutte le varietà di psicopatie e di fobie - affermava il Dubois - erano mali prima mentali che materiali e i disordini delle funzioni che ne derivavano risultavano talmente gravi da simulare quelli prodotti da vere e proprie lesioni dell'organismo. Purtroppo contro questo genere di mali non vi erano sostanze medicinali da poter somministrare ma era necessario intervenire sulla mentalità e sulla ragione, per creare una sorta di "robustezza morale" in grado di preservare la salute dell'intero organismo. L'esigenza di un perfezionamento interiore spostava l'attenzione sull'aperto dissidio e sull'incompatibilità del sentimento e della ragione (nucleo centrale di tutta l'opera); conciliare i momenti della sensibilità con i motivi della ragione rappresentava, pertanto, la via più diretta per raggiungere una sanità morale e, di conseguenza la felicità di quella vera e sicura felicità che non dipende da godimenti fugaci, instabili e poco durevoli. In questo articolo F. De Roberto ha richiamato all'attenzione dei lettori un capitolo interessante di quel vasto campo di studi e di ricerche che, alcuni anni dopo, (anni '20), grazie alle osservazioni condotte da G. W. Groddeck sulla proiezione somatica dei conflitti psichici, avrebbe portato la medicina psicosomatica ad acquisire lo status di disciplina autonoma all'interno della medicina tradizionale.