storia e giornalismo



Cesare Pascarella e Edoardo Calandra

Un altro nome legato alle esperienze narrative di fine '800 e inizio '900, ?quello di Edoardo Calandra (269) a cui Croce dedica uno studio apparso in anteprima sull'articolo del 10 luglio 1911 (270) e pubblicato sul numero di luglio de "La Critica". L'opera del Calandra non si può ricondurre all'orizzonte della Scapigliatura (in piena affermazione in questi anni nell'Italia settentrionale) sia per motivi contenutistici sia per motivi cronologici; egli infatti, contrariamente alle tendenze prevalenti nel periodo in cui operò prefer? rivolgere la sua attenzione al passato, rievocando con nostalgia nei suoi romanzi e racconti, il vecchio mondo e le tradizioni piemontesi. Croce mette in risalto l'assenza di toni forzati o di figure orrende e la coscienza di una tragicità legata alla forza del destino; il trasporto delle azioni dei racconti del Calandra ambientati sempre nel passato, evidenzia un atteggiamento sentimentale di tenerezza per ciù che ?stato e non può ritornare, espresso con uno stile di grande sobrietà e semplicità

Le poesie di Cesare Pascarella

Questi aspetti emergono con chiarezza nel romanzo, di notevole valore, "La bufera" (1898), ambientato in Piemonte negli anni tra il 1797 e il '99, tra il crollo dell'Antico regime, la guerra rivoluzionaria e le azioni delle bande reazionarie ; il disfarsi di un antico mondo nobiliare e contadino ? osservato e ritratto con toni di struggente nostalgia. L'articolo del 9 novembre 1911 (271) riporta alcune pagine dello studio crociano su Cesare Pascarella (272) pubblicato sul numero di novembre de "La Critica" ; Croce si sofferma sul peso e sulle conseguenze che possono esercitare alcuni giudizi critici negativi come quelli espressi dal Mastri e dal Carducci riguardo la poesia del Pascarella, ritenuto atteggiarsi a sproposito a poeta popolare.

I sonetti di Pascarella erede di Belli

I sonetti del Pascarella, di notevole vivacità narrativa, ne facevano l'erede della grande tradizione di G. Belli, in un contesto storico e culturale in cui l'attenzione a realtà locali e regionali, tanto diverse tra loro, portava con sé una nuova curiosità per i dialetti, non più considerati soltanto come forme di espressione comica e grottesca, ma come strumenti adatti a rappresentare in maniera realistica la vita della multiforme provincia italiana, cittadina e contadina, borghese e popolare. Soltanto con la mente sgombra da pregiudizi, afferma Croce, si può giudicare e analizzare criticamente e riconoscere così ad esempio, che Pascarella, ?uno dei più coscienziosi, scrupolosi e tormentati artisti che vi siano stati in Italia tra l'800 e il '900; un artista che, pur raggiungendo sempre la spontaneità della forma, era cosciente di ogni più piccolo accento della sua arte e vi ragionava sopra con sottilissime osservazioni psicologià che ed estetiche.

Note:
269 - Edoardo Calandra (Torino, 1852 - ivi, 1911) scrittore, fratello dell'artista Davide, si dedic?dapprima all'archeologia a alla pittura, specie di carattere storico e illustrativo. Dopo il 1884, scrisé se romanzi e racconti storici di tipo manzoniano : "Vecchio Piemonte" (1895) ; "La bufera" (1898) e "A guerra aperta" (1896). Scarso interesse hanno invece le opere drammatiche.
270 - Articolo del 10 luglio 1911 -Un romanziere piemontese Edoardo Calandra ( prime 4 col.) fir?mato B. Croce
271 - Articolo del 9 novembre 1911 - Le poesie di Cesare Pascarella e i suoi critici secondo Benedetto Croce ( tutte e 6 le col.) firmato B. Croce.
272 - Cesare Pascarella (Roma, 1858 - ivi, 1940) poeta che si interessé inizialmente di arte e fu pitto?re realista facente parte del gruppo dei "Venticinque della campagna romana". Scrisse in seguito numerosi sonetti in romanesco ("Er morto de campagna", 1881 ; "La serenata", 1882 ; "Villa Gloria", 1886 ; "La scoperta de l'America", 1894 ) raccolti in volume a partire dal 1900. Di respiro più ambizioso l'incompiuto poema "Storia nostra" (1941), racconto della storia d'Italia dalla fondazione di Roma all'Unità in 267 sonetti.