storia e giornalismo



Opera pascoliana

L'articolo del 22 luglio 1907 (217) riporta, invece, la parte fondamentale nella quale viene esaltata l'eterna giovinezza del pensiero antico, tratta dall'orazione fino ad allora inedita, inserita nel volume prossimo alle stampe, dal titolo "Pensieri e discorsi" (Bologna, Zanichelli, 1907) del Pascoli. L'orazione dal titolo "La mia scuola di grammatica" rappresentava la prolusione tenuta dal poeta nel 1903, quando egli era stato chiamato dall'Università di Messina a quella di Pisa, per tenere un corso di grammatica latina e greca; nell'introduzione di fronte ad un pubblico di studenti, egli aveva recuperato ed esaltato la virtà educativa delle letterature classiche, ritenuta grandemente benefica nel formare la coscienza civile dell'uomo moderno.

La "traduzione" pascoliana

Nodo centrale di questo discorso appare la distinzione pascoliana tra traduzione e interpretazione dei testi, in cui la prima, oggettiva, deve limitarsi alla trasposizione da una lingua ad un'altra della versione proposta dall'autore mentre, la seconda soggettiva, pretende addirittura di risalire, forse con un po' di presunzione, al pensiero e all'intenzione dello scrittore. Tutto il suo corso, aveva proseguito il Pascoli, sarebbe stato incentrato sul valore della traduzione e, non sull'interpretazione, delle opere classiche latine e greche per favorire quella mediazione tra il mondo antico e il mondo contemporaneo di cui la letteratura aveva tanto bisogno.

Filosofia pascoliana

L'articolo pubblicato, invece, il 9 dicembre 1907 (218) sulla terza pagina de "Il Giornale d'Italia" riporta una sintesi del lavoro critico del Pascoli sul valore della poesia di Enrico Panzacchi; il brano ?tratto dalla prefazione pascoliana, preposta al volume dei versi del Panzacchi raccolti, proprio nel 1907 in una edizione postume e definitiva, dalla casa editrice Zanichelli. Da questa premessa emerge l'evidente accostamento del pensiero pascoliano a quello del poeta bolognese, entrambi legati all'esaltazione della vita umile e delle semplici gioie, espressa attraverso una concezione della poesia che abbia un fine consolatorio e nella quale la realtà finisca per dissolversi e per lasciare il posto all'impressione, al simbolo e al mistero.

Note:
217 - Articolo del 22 luglio1907 - Una pagina inedita di G. Pascoli - La virtà educativa degli scrittori (prime 3 col.) firmato G. Pascoli.
218 - Articolo del 9 dicembre 1907 - Per le poesie di Enrico Panzacchi (prime 2 col.) firmato Giovanni Pascoli.