storia e giornalismo



Grazia Deledda

Particolarmente complesso e degno di un'attenzione ancora maggiore di quello di Ada Negri, ?invece, il caso di Grazia Deledda, scrittrice ancora legata, per molti versi, ad una tradizione tardo-veristica, entro gli schemi di un naturalismo regionalistico, ma che riesce ad innestare nella realtà ambientale della sua terra, la Sardegna, una problematica psicologica molto moderna. La presenza della figura della Deledda sulla terza pagina de "Il Giornale d'Italia" nel periodo 1901-11, ?legata alla pubblicazione di sei articoli che sono tutti recensioni critiche del noto collaboratore D. Oliva, di romanzi da lei pubblicati in quegli anni, tranne due, di cui uno reca la firma del giornalista G. Gabrielli e, l'altro rappresenta il diretto contributo giornalistico della scrittrice al quotidiano romano.

Il romanzo Cenere di Grazia Deledda

Nell'articolo pubblicato il 2 gennaio 1904 (233) D. Oliva ripercorre le tappe del grande successo riscosso dalla Deledda in Italia e all'estero, una fama che era stata raggiunta da un'altra sola scrittrice italiana, Matilde Serao. I suoi racconti venivano in quegli anni tradotti in tutte le lingue e ricercati premurosamente e, quasi avidamente, dalle riviste più note e diffuse e l'attenzione del pubblico cresceva rapidamente in tutto il mondo. Dopo aver ricordato l'ascensione rapida e fortunata della scrittrice, Oliva si sofferma, nell'articolo, sulla pubblicazione del romanzo "Cenere", incentrato sul problematico rapporto madre - figlio, raccolto in quei giorni in volume dopo il successo ottenuto sulla "Nuova Antologia". Il giornalista mette in risalto alcuni aspetti peculiari dello scrivere deleddiano e la capacità che esso rivela quando abbandona i suoi personaggi al libero gioco delle forze naturali e li lascia vivere secondo le proprie e soggettive indoli; quando, invece, subentra il motivo "morale" legato ad una componente astratta, l'azione regolata dalla ricerca del bene o dal timore del male, allora la prosa difetta di efficacia rappresentativa e persuasiva. Il romanzo "Cenere" ?di soggetto sardo come tutti quelli che l'hanno preceduto e ripropone quell'universo ambientale e psicologico, tanto caro alla scrittrice; del resto, come scrisse A. Pellegrino, "... la straordinaria capacità inventiva della Deledda, seppe comporre, aggregando e disgregando quasi sempre le stesse storie, riciclando gli stessi personaggi con un'infinità di spostamenti e di sostituzioni, una lunghissima, anche se spesso ripetitiva, rapsodia letteraria".(234)

"Nostalgie" di Grazia Deledda

Particolarmente interessante appare, tra gli altri, l'articolo del 22 giugno 1905 (235), in cui D. Oliva richiama l'attenzione sulle critiche suscitate dalla pubblicazione dell'ultimo romanzo "Nostalgie" della Deledda, che aveva mutato radicalmente ed inaspettatamente l' atteggiamento della critica nei confronti della scrittrice, fino ad allora tra le più acclamate scrittrici contemporanee in Italia e all'estero. Il giornalista sottolinea come il romanzo sembrava aver istigato e scatenato rancori a lungo repressi, che mettevano in discussione elementi dominanti dell'intera trama, quali l'ambientazione (Cremona e Mantova), i sentimenti poco chiari e ambigui della protagonista verso il marito e, infine, lo stile e la forma considerati poco eleganti e raffinati. Oliva ritiene, al contrario, che lo stile della scrittrice, non esente certo da alcuni difetti, risultava estremamente personale e sincero e arrivava a toccare aspetti che, molti, con lo studio e la cura minuziosa dei particolari, non sfioravano neanche. Il problema dominante gli appare, piuttosto, quello della genesi del romanzo all'interno del codice culturale, linguistico e narrativo propriamente sardo; il risultato era una struttura narrativa che consentivano alla Deledda, di riconoscere il suo mondo e di ricodificarlo nel linguaggio letterario che an?dava costruendo nel tempo, con ricerche appassionate di modelli e con sforzi tenaci.

Grazia Deledda nel giornalismo

L'articolo del 20 marzo 1908 (236) rappresenta, invece, l'unica collaborazione diretta della Deledda con "Il Giornale d'Italia" ed appare piuttosto interessante perché in esso, la scrittrice si sofferma sul tema importante della lettura dei libri, in relazione anche al loro contenuto; ella sostiene, infatti, che gli uomini trascorrono metà della loro vita a leggere libri inutili e, quando esce, invece, sul mercato un libro utile lo trattano con indifferenza e lo mettono da parte. Tra i libri degni di attenzione, la scrittrice, indica con particolare interesse, il volume pubblicato negli ultimi mesi, dal dott. Sorgente, il benemerito fondatore e direttore dell'Ospedale Infantile Tiburtino; quest'opera dal titolo "Malattie dei bambini curate nell'Ospedale Tiburtino nel primo quadriennio dopo la sua fondazione" che le madri, su consiglio della Deledda avrebbero dovuto tenere nelle loro case e studiare con zelo e serietà rappresentava una relazione statistica clinica e il risultato di un impegno benefico che contribuiva a dare sollievo ad uno dei più commoventi dolori umani, quello appunto dei bambini.

Note:
233 - Articolo del 2 gennaio 1904 -"Cenere" di G. Deledda (prime 2 col.) firmato D. Oliva.
234 - Cit. la voce biografica di A. Pellegrino, Grazia Deledda in Dizionario Biografico degli Italiani vol. XXXVI (Roma, 1963) p.492
235 - Articolo del 22 giugno 1905 - "Nostalgie" di Grazia Deledda (prime 2 col.) firmato D.Oliva.
236 - Articolo del 20 marzo 1908 - "Un libro utile" (prime 2 col.) firmato G. Deledda.