storia e giornalismo



Il verismo di Giovanni Verga

Anche se il terreno in cui la letteratura europea si impegna più compiutamente nella rappresentazione della realtà ?quello della narrativa, non mancano tuttavia forti riferimenti del realismo sul teatro contemporaneo; il metodo verista italiano viene elaborato con alti risultati da alcuni scrittori siciliani, tra cui emergono, in particolar modo, le figure di Capuana e Verga, particolarmente sensibili alla contraddizione tra la realtà dello Stato unitario e il quadro arcaico della vita della Sicilia, resistente a ogni integrazione nazionale. In questi autori si avverte la frattura tra la condizione di isolamento della propria regione, l'appartenenza ad un mondo rimasto a lungo separato dall'evoluzione della cultura italiana e l'ambizione di partecipare da protagonisti all'affermazione della nuova letteratura unitaria. Riguardo questo aspetto, particolarmente significativa, ?l'esperienza di Giovanni Verga che, proprio al contatto con le città più vitali del nuovo Stato unitario, (Firenze e Milano), sente il bisogno di riscoprire le radici provinciali e di recuperare la realtà siciliana per dar voce ad un mondo, rimasto chiuso in sé stesso per tanto tempo e dominato da leggi dure e immutabili. Gli elementi propri della produzione narrativa ritornano comunque, anche nella produzione teatrale verghiana, anche se l'autore sviluppa un diretto impegno in questo genere, in funzione di una effettiva pratica scenica, solo dopo l'affermazione della prospettiva veristica: il nuovo campo narrativo produce diversi testi drammatici, attraverso i quali Verga cerca anche un certo successo e un guadagno economico, benché giudichi il teatro una forma d'arte più limitata.

Il teatro di Giovanni Verga

Nell'ambito di questa produzione teatrale soffermiamo l'attenzione sul dramma dal titolo "Dal tuo al mio", nato direttamente per il teatro e andato in scena al Manzoni di Milano nel novembre 1903; trasformato, in seguito, in modo un po' meccanico, in un romanzo appare, con lo stesso titolo, sulla "Nuova Antologia" nel 1905 e viene raccolto in un volume nel 1906. Grazie alla gentilezza dell'autore e della direzione della "Nuova Antologia", la redazione de "Il Giornale d'Italia" ottiene la concessione di pubblicare, nell'articolo dell'8 ottobre 1904 (284), alcune scene (scena I, scena VI e scena VII dell'atto III ) del dramma che sarebbe stato rappresentato, la sera stessa, per la prima volta a Roma al teatro Costanzi. In quest'opera l'ambientazione siciliana si lega ad un'analisi dei conflitti sociali contemporanei: dallo scontro tra la vecchia aristocrazia, la piccola borghesia arrivista e la debole classe operaia che lavora nelle solfare, l'autore intende ricavare una vera e propria teoria di morale sociale, secondo cui l'interesse individuale e l'attaccamento alla "roba" soverchiano qualsiasi solidarietà di classe e rendono impossibile ogni prospettiva democratica o socialista.

Il verismo teatrale di Verga

Nonostante un certo apparato un po' schematico, il dramma presenta momenti di grande durezza e concretezza rappresentativa; ma nel momento in cui condanna le lotte operaie, il pessimismo sociale di Verga perde la sua carica distruttiva. L'aspettativa di questo spettacolo cresceva di ora in ora in tutta la città del resto lo stesso Verga si era recato sul posto per assistere alle prove del dramma, da lui con molta cura, limato e rimaneggiato per l'occasione. Egli, tuttavia, aveva già rivelato che non sarebbe stato presente alla messa in scena, ritenendo inopportuna la presenza dell'autore alle recite, soprattutto per rispetto verso il pubblico che, deve considerare obiettivamente e oggettivamente l'opera d'arte, come se fosse un lavoro impersonale.

Il realismo teatrale ed il verismo di Giovanni Verga

Nell'articolo pubblicato il giorno successivo (285) Olia commenta l'esito della prima, messa in scena la sera precedente: se la rappresentazione del I e del II atto erano stati accolti dal pubblico con grande entusiasmo e con intensi applausi, la soluzione finale del III atto aveva lasciato, invece, gli spettatori un po' disillusi, disorientati, scontenti, forse per il fatto che tale parte presenta, con il resto della commedia, un legame troppo debole, non supposto nemmeno da una tacita premessa. Oliva sottolinea, tuttavia, come "Dal mio al tuo" sia un'opera, assolutamente realistica, fedele all'idea dell'arte propria dell'autore; soltanto Verga, infatti, in Italia e all'estero, aveva avuto il coraggio di trasportare l'arte realistica, dal romanzo e dalla novella, alla scena. Quelli del Verga non sono drammi nel consueti senso della parola, ma piuttosto avvenimenti che si succedono con disordine e illogicità con il ritmo confuso e inafferrabile con cui si susseguono i fatti della vita reale: non vi ?intreccio, non vi sono protagonisti e personaggi secondari, non vi ?alcuna preparazione, proprio come tutto ciù non esiste nella vita. Probabilmente ?questo l'elemento che aveva lasciato un po' deluso il pubblico, il quale aveva pur sempre il torto di non aver colto con occhio acuto e critico e con pazienza, la sensazione di verità e di realtà che si sprigiona da ogni scena verghiana.

Note:
284 - Articolo dell'8 ottobre 1904 -Scene della nuova commedia "Dal mio al tuo" di Verga che si rappresenter?stasera al Costanzi (prime 3 col.).
285 - Articolo del 9 ottobre 1904 - "Dal mio al tuo" di Verga al teatro Costanzi (prime 3 col.) firmato D. Oliva.