storia e giornalismo



Bergamini e la terza pagina del Giornale d'Italia

La terza pagina ?un'innovazione tipicamente italiana ideata nel 1901 da A. Bergamini (8), la cui popolarità si diffonde sul piano nazionale proprio quando, lo stesso anno, egli assume la direzione de "Il Giornale d'Italia", assommando in sé le due cariche di socio accomandante e gerente responsabile del quotidiano, un tempo distinte (9).
Bergamini approda a "Il Giornale  d'Italia" con un bagaglio di esperienze giornalistiche notevoli maturate in diversi anni, da quando nel 1891 era divenuto direttore de "Il Corriere del Polesine di Rovigo a quando, dopo aver collaborato alla "Gazzetta di Ferrara" e alla "Gazzetta provinciale di Bergamo", era entrato a far parte della redazione de "Il Corriere della Sera" come corrispondente da Roma.

Bergamini e la passione per il giornalismo

La sua personalità ?quella di un uomo dal temperamento forte e determinato, in grado di conferire un'impronta decisa a ogni aspetto della propria vita ; senza moglie e senza figli egli dedica gran parte della sua esistenza alla passione di giornalista che lo vede impegnato in primo piano nel frenetico lavoro redazionale, l'unico che riesce ad assorbire la sua fonte inesauribile di idee. Fino al momento della sua scomparsa, avvenuta nel 1962, egli si distingue per l'enorme carica vitale e un instancabile spirito di iniziativa, oltre che per una grande passione e un estremo attaccamento ai problemi inerenti alla sua professione. A tale proposito ?interessante ricordare un bellissimo articolo di Mario Vinciguerra (10) pubblicato il giorno successivo alla scomparsa di Bergamini, che ripercorre sommariamente le fasi essenziali della vita del giornalista e si sofferma sulle sue qualità professionali, sul suo spirito liberale e sulla sua autorità politica, sulla forte dignità che lo ha portato a ritirarsi silenziosamente dalla scena pubblica, mantenendo alto e vivo il ricordo di sé fino ad assurgere al livello di simbolo.

La direzione del Giornale d'Italia

La direzione de "Il Giornale d'Italia" rappresenta un momento fondamentale della sua esperienza giornalistica e, per molti aspetti, la conquista e il raggiungimento di un suo grande ideale. Fu lo stesso Albertini in qualità di direttore de "Il Corriere della Sera" a suggerire il nome di Bergamini a Salandra e a Sonnino, quando i due statisti vagheggiavano il progetto di creare a Roma un giornale liberale, anche se, sarebbe stato costretto a privarsi di un collaboratore a cui teneva moltissimo (11).

Note:

8 - Cfr., la voce biografica di A.Monticone, Alberto Bergamini (Bologna, 1871 - Roma, 1962) in Dizionario Biografico degli Italiani, vol.VIII, (Roma, 1963) pp. 70-76. Bergamini fu un noto giornalista la cui formazione professionale fu basata sulla scuola tecnica, sugli studi letterari e infine sul giornalismo. Dopo una breve collaborazione al quotidiano bolognese "Il Resto del Carlino" divenne direttore del "Corriere del Polesine" (1891), giornale del gruppo liberale e, dopo varie esperienze, approd?alla redazione del "Corriere della Sera", come inviato da Roma. Nel 1901 venne invitato da Sonnino per dirigere il nuovo quotidiano "Il Giornale d'Italia" da cui si dimise nel 1923. Nel 1920 venne nominato senatore da Giolitti. Alla rottura con il fascismo segu?un accostamento ai gruppi liberali facenti capo a Bonomi e a Casati. Nel 1924 riassunse la direzione de "Il Giornale d'Italia" per essere poi arrestato dai fascisti e ritornare in liberazione solo nel 1944. Vicepresidente e poi presidente della Federazione Nazionale della Stampa lottà fino all'ultimo per garantire autonomia al giornalismo italiano.
9 - Anche per Bergamini, al momento della costituzione del quotidiano, viene proposta la formula albertiniana di socio accomandante e gerente responsabile : la nuova impresa giornalistica romana vede così la luce con il nome di "Società Alberto Bergamini e Comp.". A tale proposito si veda cfr. V. Castronovo e N. Tranfaglia, La Stampa italiana nell'età liberale pg 163.
10 - M. Vinciguerra, Bergamini interprete di un'epoca in Il Resto del Carlino, 23 dicembre 1962.  11 - Questo aspetto e tratti essenziali dell'esperienza giornalistica di Bergamini, vengono studiati da Gaetano Afeltra, Elzeviro-Rovigo ricorda con una mostra il grande giornalista - Bergamini, l'uomo-macchina che inventà la terza pagina, in Il Corriere della Sera, 1 gennaio 1998