storia e giornalismo



Emigrazione italiana in America

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Nell'articolo del 1 dicembre 1903 (298), ad esempio, la giornalista riferisce le sue impressioni sulla colonia italiana presente a Boston e sull'immagine deprimente di una vita triste e smorta, per il rigore del clima e per la miseria della popolazione, miseria a volte generata dall'ostinazione e dalla refrattarietà della stessa popolazione nei confronti delle suggestioni della società americana. Emerge in quest'articolo il tema, piuttosto evidente allora, della difficoltà degli emigranti italiani di conservare le proprie origini e le proprie abitudini a contatto con le inevitabili influenze locali che si riflettono in primo luogo sull'uso della lingua; l'immigrante italiano avvertiva, infatti, come prima necessità quella di assimilare, il più rapidamente possibile, quelle parole inglesi con cui potersi destreggiare nelle più importanti faccende quotidiane.

I problemi dell'emigrazione italiana

Si verificava così spesso, il caso di uomini che, dopo alcuni mesi di soggiorno in America, se non avevano imparato a parlare la lingua locale avevano, tuttavia, perduto completamente, o quasi, la propria identità linguistica e si trovavano ancora più smarriti e confusi all'interno di una realtà che non gli apparteneva. Il tema della lingua come codice genetico di un intero popolo viene affrontato dalla Bernardy attraverso un racconto fortemente descrittivo che mette in risalto gli stati d'animo di un'intera generazione, costretta da particolari condizioni sociali, ad abbandonare il paese di origine e tutto il bagaglio culturale ad esso legato e a stabilirsi in un mondo, lontano migliaia di chilometri, di cui non conosce asso?lutamente nulla.

Emigrazione italiana all'estero e in America

Il tema dell'emigrazione italiana all'estero ritorna in molti altri articoli presenti sulla terza pagina e tra questi ricordiamo quello del 9 gennaio 1905 (299) che si sofferma sul ritorno in patria di molti degli immigranti italiani approdati in America per lavorare, in relazione al fenomeno della cosiddetta "emigrazione temporanea" (come veniva allora definita) che si verificava puntualmente ogni anno in prossimità dell'inverno e che nel 1905, in base alle cifre comunicate, era stata particolarmente intensa. L'attenzione della Bernardy si concentra sul fenomeno umano e sociale della presenza di migliaia di figli esuli che ritornano all'antica madre, dopo aver provato l' esperienza della "giovane terra matrigna" (come ella la definisce); preoccupante e inquietante le appare il risveglio della coscienza dell'immigrante e le conseguenze che esso può comportare a livello psicologico.

Il lavoro nel mezzogiorno e l'emigrazione italiana

Non si tratta, ovviamente, di un movimento rivoluzionario o di un movimento socialista anarchico ma di una reazione umana più che comprensibile, se si considera gli enormi sacrifici che gli emigranti hanno dovuto sostenere per l'inadeguatezza da parte dello stato italiano di garantire, soprattutto nel Mezzogiorno, la possibilità concreta di avere un lavoro. Una delle cose più deplorevoli - scrive la Bernardy - nella condizione dell' operaio italiano emigrato in America, era la mancanza di sicurezza personale nel lavoro e la mancanza di garanzie sufficienti nel caso di infortunio; ancora più doloroso ? poi, il dover ammettere che tali condizioni erano ancora più terribili quando il proprietario della fabbrica era un italiano che, acquisito il potere economico, ne abusava proprio nei confronti dei suoi connazionali. Tutto ciù non poteva non alimentare un sentimento di ingiustizia sofferta nel cuore degli immigranti che avrebbe potuto risolversi in futuro, secondo la giornalista, nella minaccia di un pericolo e la diserzione dal lavoro avrebbe potuto rappresentare un grave problema per la società americana.