storia e giornalismo



La Divina Commedia

Nel maggio del 1910, invece, il noto critico letterario e assiduo collaboratore de "Il Giornale d'Italia", Isidoro Del Lungo, alla presenza della Regina e di un pubblico numeroso, legge e commenta attentamente il XXXIII ed ultimo canto del Paradiso dantesco, la cui parte conclusiva viene pubblicata sulla terza pagina il 4 maggio 1910 (189). Isidoro Del Lungo si sofferma sulla rinascita degli studi danteschi in Italia e sui grandi risultati raggiunti dall'ermeneutica dantesca negli ultimi anni, grazie anche al contributo arrecato non solo da Roma e da Firenze, centri propulsori, ma da varie città d'Italia, dalla "Lectura Dantis" alla divulgazione della lettura e dell'interpretazione del poema del grande autore toscano. La partecipazione attiva ed attenta del pubblico a questa iniziativa aveva, del resto, - secondo il Del Lungo - incentivato il diffondersi degli studi sulla Divina Commedia, in particolare, ed aveva stimolato la necessità di risalire alle innumerevoli fonti a cui l'autore aveva attinto per la realizzazione dell'opera, dalle visioni ai viaggi allegorici dell'aldil?diffusissimi nella civiltà medioevale, dai Dialoghi di S. Gregorio all'Apocalisse di Paolo, dal libro VI dell'Eneide fino al Libro della Scala.

Dante e la Divina Commedia

A proposito dell'attenzione posta nel primo '900 alle fonti utilizzate da Dante per la composizione del Poema sacro, particolarmente interessante si ?rivelata l'opera del prof. Amaducci "La fonte della Divina Commedia" (Bologna, Libreria Editrice L. Beltrami, 1911) di cui tratta G. Federzoni nell'articolo del 18 novembre 1911 (190) pubblicato sulla terza pagina de "Il Giornale d'Italia". L'opera, secondo il giornalista, presenta uno schema piuttosto regolare e, rivela attraverso un linguaggio lineare e chiaro, una profonda e dettagliata conoscenza delle Sacre Scritture da parte dell'autore; al lettore viene indicato quel fondamento di dottrina religiosa che aveva rappresentato il terreno su cui si era sviluppata e definita la pianta del Poema sacro. Il prof. Amaducci si era proposto di dimostrare con il suo lavoro, che l'opuscolo di San Pier Damiano rappresentava la fonte diretta dello schema dottrinale su cui Dante aveva forgiato, con perfetta fusione della lettera e dell'allegoria, la Commedia.

Studi sulla Divina Commedia

Il Federzoni che rimette in discussione questa tesi sostenuta dall'Amaducci perché ritiene che essa rappresenti solo la parziale conferma di teorie già note, riconosce, tuttavia, il valore dell'ampia dimostrazione di dottrine trattata nell'opera e ritiene che essa sarebbe stata, comunque, di grande utilità per gli appassionati dantisti, per il vasto repertorio bibliografico in essa contenuto. Tutti gli articoli sopra citati e pubblicati sulla terza pagina permettono, insomma di entrare, seppure parzialmente, nell'ambito dell'acceso dibattito aperto nei primi anni del '900 sulle tematiche dantesche e sul rinnovato interesse per l'opera del grande autore toscano, testimoniato dalla evidente ripresa degli studi e degli aggiornamenti sulle interpretazioni storico - critiche della sua produzione, con particolare attenzione alla struttura della Divina Commedia.

Note:
189 - Articolo del 4 maggio 1910 - La poesia e la storia delle letture dantesche chiuse da Isidoro Del Lungo con la "visione di Dio" (prime 2 col.) firmato Isidoro Del Lungo.
190 - Articolo del 18 novembre 1911 - "La fonte della Divina Commedia" (prime 3 col.) firmato G. Federzoni.