storia e giornalismo



Dante e la politica

Il contributo bibliografico del Fiske ?stato fondamentale in relazione alla necessità ricorrente di aggiornare l'interpretazione dantesca rispetto ai nuovi studi apparsi copiosamente in Italia nei primi anni del '900. Ciù ?ampiamente testimoniato anche, dall'interesse mostrato verso tale rinascenza di riflessione sul pensiero dantesco, da personalità politiche di primo piano tra cui ad esempio l' onorevole Sidney Sonnino che, il 19 febbraio 1905, tiene a Roma una conferenza alla "casa di Dante" e il cui testo viene pubblicato il 3 marzo 1905 integralmente sulla "Nuova Antologia" e parzialmente sull'intera terza pagina (185) de "Il Giornale d'Italia". Sonnino nella conferenza commenta dettagliatamente il Canto VI del Paradiso, quello in cui Dante interpella l'anima di Giustiniano e quest' ultimo, partendo dalla sua opera di legislatore, rievoca la storia di Roma, fino alla fondazione dell'Impero.

Canto VI di Dante

L'analisi di questo canto ha sempre comportato una serie di problemi critici che interessano non solo la genesi e l'ispirazione centrale della Divina Commedia ma anche il pensiero teologico - politico e la coerenza morale stessa del poeta dal momento che, lo spirito di Giustiniano rivolge a Dante una dura invettiva contro i Ghibellini e i Guelfi, colpevoli di aver ridotto le insegne del po?tere temporale e religioso a simbolo di partiti politici. Sonnino, traendo alcune considerazioni dall'analisi di questo canto, mette in risalto come esso sembri contenere l' anima di tutto un millennio e finisca per mostrare sempre nuovi aspetti alle generazioni che si succedono, fornendo continuamente spunto a riflessioni di alto valore politico; il canto gli appare di grande attualità in un contesto storico in cui i partiti politici si contendono il potere e manca un unico grande e valido punto di riferimento.

Il messaggio di Dante : Sonnino

Il messaggio di Dante per Sidney Sonnino non avrebbe dovuto essere mai dimenticato, per non incorrere in quella degenerazione politica che aveva portato l'Italia del XIII sec. nel caos più totale, a causa delle discordie civili e dell'anarchia comunale e politica. Anche uno scrittore di alto valore letterario come Antonio Fogazzaro finisce per subire il fascino della rinascita degli studi danteschi offrendo, nell'aprile 1906, uno spettacolo di grande suggestione nella Sala del Nazareno a Roma, gremita di gente e tenendo una conferenza in cui illustra magistralmente il Canto XXIII del Paradiso.

Il misticismo di Dante : Fogazzaro

Una delle parti più belle del lungo discorso da lui tenuto, in cui dimostra che Dante mistico in amore appare invece teologico in materia di religione, viene pubblicata nell'articolo apparso sulla terza pagina de "Il Giornale d'Italia" il 2 aprile 1906 (186). Secondo Antonio Fogazzaro Dante in tutta la III Cantica parlando dei guai della Chiesa, flagellando i suoi ministri viziosi, vescovi, cardinali e Papi era riuscito a conciliare l'adesione con la verità divina ma, lo scrittore, pure riconoscendo la giustizia di certe affermazioni dell'acuto critico nega che egli fosse riuscito a conciliare il culto di Beatrice con i dogmi religiosi. Il poeta toscano gli appare insomma - conclude Fogazzaro nella sua prolusione - non un mistico in religione ma certamente un mistico in amore, in grado di comunicare misticamente con lo spirito della donna diletta e di arrivare, nel far questo, a smarrire la coscienza della propria persona come la smarrisce l'asceta rapito in Dio.

Note:
185 - Articolo del 3 marzo 1905 - Il canto VI del Paradiso - Conferenza di Sidney Sonnino ( tutte e sei le col. della 3a pg. e 1a col. della 4a pg. ) firmato Sidney Sonnino.
186 - Articolo del 2 aprile 1906 - Il sorriso di Beatrice al trionfo di Cristo e Maria nella odierna conferenza dantesca di Antonio Fogazzaro (prime 2 col.) firmato A. Fogazzaro.