storia e giornalismo



Dante Alighieri

Tra i grandi nomi della letteratura passata e, più precisamente di quella a cavallo tra il XIII e il XIV sec., emerge quello di Dante Alighieri, riproposto sulla terza pagina de "Il Giornale d'Italia" attraverso la pubblicazione di diciannove articoli che si riferiscono al nuovo e contemporaneo orientamento storiografico - critico che, vuole riportare l'autore al gusto e alla poetica del suo tempo, recuperando alla lettura tutto il suo complesso mondo storico, politico e culturale; a tale proposito, particolarmente interessante ?il fatto che, i firmatari degli articoli inerenti alle nuove interpretazioni dantesche sono alcuni dei più noti dantisti del primo '900 come D'Ancona, Torraca, Masi, Del Lungo, oppure grandi letterati come Fogazzaro e D'Ovidio, e ancora politici come il Sonnino e il Federzoni. Ernesto Masi si sofferma così nell'articolo del 3 maggio 1902 (183) sul volume di Alfredo Basserman "Dante Spuren in Italia" ("Le orme di Dante in Italia") già noto da alcuni anni in Germania e tradotto nel 1902 in Italia, grazie alla collaborazione del prof. Egidio Gorra che ne aveva curata la traduzione, traduzione fedelissima per testimonianza dell'autore stesso e riproducente in modo davvero straordinario tutte le rare doti dello scrittore tedesco, quali la vivacità il colorito e una sobria ed evidente precisione degli studi raccolti.

L'interesse su Dante Alighieri

L'uscita di questa nuova traduzione si inseriva nell'ambito del grande risveglio di studi danteschi verificatosi in quegli anni in Italia, testimoniato dalle molteplici e diffuse pubblicazioni sul "poema sacro" in libri, riviste, giornali, dalle conferenze periodiche tenute per gli studiosi dell'argomento, dalle associazioni di vario genere fondate per incrementare le ricerche e per proporre nuove soluzioni e nuove interpretazioni critiche. L'opera del Basserman - sottolinea il Masi - aveva cercato di verificare se i fenomeni e gli aspetti scenografici della natura avessero nella produzione dantesca sempre un valore autobiografico e quali fossero per lo scrittore toscano cognizioni e reminiscenze puramente letterarie. Sintesi ed espressione di un intenso lavoro di ricerca, "Le orme di Dante Aligjieri in Italia" si chiudeva con un ampio studio dell'azione che il poema dantesco aveva esercitato sulle arti figurative e sugli artisti italiani e stranieri; questa era la parte che fra gli specialisti aveva sollevato le maggiori obiezioni e aveva riscosso il maggiore interesse, per la stretta connessione che si veniva a delineare tra arte e letteratura.

Studi su Dante Alighieri

Alessandro d'Ancona prende invece spunto dalla scomparsa di Willard Fiske avvenuta il 18 settembre 1904, per ricordare nell'articolo pubblicato il 26 settembre 1904 (184) sulla terza pagina, gli studi e il grande interesse per la letteratura italiana, in particolar modo per quella dantesca e petrarchesca, mostrati da questo, allora noto, critico americano. Il Fiske, - ricorda il d'Ancona - appena conclusa la sua raccolta petrarchesca, aveva rivolto l'attenzione a quella dantesca e dall'estate del 1893, per tre anni consecutivi, aveva portato avanti assidue ricerche nelle librerie e nelle biblioteche di gran parte delle città italiane ed estere (Inghilterra, Scozia, Francia, Belgio, Germania, Svizzera, Austria, Svezia) per fornire una sintesi degli studi apparsi nel corso dei secoli e per offrire nuove interpretazioni sull'argomento. Egli era riuscito così a mettere in piedi una collezione vastissima contenente ben settemila volumi, arricchita da un catalogo variamente illustrato con notizie di scritti speciali o articoli di giornali e valorizzata da appendici e riferimenti iconografici, tra cui ritratti dello stesso Dante Alighieri e riproduzioni di elementi ispirati alla vita e alle opere dello scrittore.

Note:
183 - Articolo del 3 maggio 1902 - Orme di Dante in Italia (prime 2 col.) firmato Ernesto Masi.
184 - Articolo del 26 settembre 1904 - Dante e Petrarca nell'amore di un dotto americano (prime 2 col.) firmato A. d'Ancona.