storia e giornalismo



La vita degli italiani in Siberia

Un altro articolo molto interessante, collegato per certi aspetti a quello del Nocentini, ?l'articolo del 24 novembre 1903 in cui Salvatore Minocchi descrive la situazione degli operai italiani in Siberia. Dal suo resoconto emerge che, agli inizi del '900, sulle rive del Baikal, l'immenso e pittoresco lago della Siberia, operai italiani vivevano in baracche di legno, a gruppi di cinque, dieci o quindici persone di uno stesso paese o di una stessa provincia, se potevano. Essi guadagnavano una media di due rubli al giorno, lavoravano volentieri e stavano bene; dai dati raccolti, il Minocchi conclude che, nel Baikal vi erano non meno di quattrocentocinquanta italiani, più di quanto aveva già precedentemente telegrafato alla redazione. Essi esercitavano, in misura più o meno uguale, il mestiere di muratore, minatore, scalpellino, armatore, a cui si aggiungevano qualche fabbro, qualche calzolaio ed erano in maggioranza di provenienza friulana.

Il giornalista in Siberia

L'articolo presenta peròdelle lacune, come sottolineato dallo stesso Minocchi, per le scarse informazioni messe a sua disposizione e per l'impossibilità di visitare tutti i gruppi di italiani, a causa della difficoltà del viaggio sulle rive del lago. I lavori erano molto urgenti e molto complicate e difficili apparivano le comunicazioni tra i vari punti della costa, tanto che, gli stessi operai italiani non avevano idea del numero reale dei coloni presenti nel paese. Questo era strettamente connesso, anche, alla fluttuazione continua degli operai da un posto all'altro, per l'esigenza impellente, appena terminato un lavoro, di trovarne, un altro.

I coloni italiani e gli esiliati in Siberia

La difficoltà di viaggiare lungo le coste era enorme, non solo per la mancanza di piroscafi ma soprattutto per la mancanza di vie e di abitazioni dove mangiare e dormire ; lo stesso Minocchi aveva impiegato ben quindici giorni per esplorare il piccolo tratto Baikal - Slindinka di circa 85 km. La linea rimanente da Slindinka a Mysovaya aveva dovuto lasciarla inesplorata per la difficoltà di trovare alloggio e vitto e per la presenza, in quel tratto, di molti malviventi siberiani e non; ciù era molto facile dedurlo anche dal fatto che circa l'80% degli operai, impiegati alle costruzioni ferroviarie, erano degli esiliati in Siberia per delitti comuni. Alcuni italiani, però si trovavano, senza dubbio, - secondo il Monnosi - nella linea del Trans - Baikal; pochi lavori veramente difficili erano necessari in quella parte e molti erano già terminati, cosicché molti erano passati all'altra riva del lago, dove il giornalista li aveva incontrati. Alcuni impresari, inoltre, gli avevano riferito che, nuovi lavori sulla linea ferroviaria avrebbero richiesto un'ulteriore manodopera e che, probabilmente con l'arrivo della primavera, altre ondate di coloni italiani si sarebbero riversati in quei posti per trarne proficui guadagni.