storia e giornalismo



Storia estera : il caso Dreyfus

La terza pagina de "Il Giornale d'Italia", sempre in relazione alla ricostruzione di pagine di storia estera passata, tra le altre notizie, richiama all'attenzione dei suoi lettori, attraverso la pubblicazione di alcuni articoli, il caso clamoroso dell'ufficiale di stato maggiore Alfred Dreyfus, arrestato con l'accusa di avere trasmesso informazioni riservate ai tedeschi e che mise in agitazione l'intera Francia. E' particolarmente interessante sottolineare come un giornale, quale appunto quello di Bergamini, che ha un indirizzo prevalentemente conservatore, esprima apertamente attraverso alcuni articoli, la sua condivisione per la liberazione del generale francese. L'articolo del 2 dicembre 1903 (56) si riferisce alla pubblicazione nella "Depeche de Toulouse" di un articolo del suo corrispondente parigino relativo alla ripresa dell'affare Dreyfus che, sottoposto ad un secondo processo nel 1899, aveva ottenuto la riduzione della pena a dieci anni, lasciando ancora aperta la questione che si sarebbe risolta successivamente con un condono e si sarebbe conclusa, definitivamente, nel 1906 con la sua riabilitazione, la reintegrazione nell'esercito e la decorazione con la Legion d'onore.

Il processo a Dreyfus

Il corrispondente parigino scrive : 1) che la richiesta del ministro della guerra sarebbe arrivata alle conclusioni che il documento tedesco sostenuto dallo stesso imperatore Guglielmo, non fosse contenuto nel dossier e, anzi, sebbene menzionato e citato più volte, non esistesse neppure ; 2) che la deposizione Czernuski, di quel testimone affondato nell'ultima ora a Rennes durante il secondo processo, era certamente falsa. già a Rennes molti sospettavano della falsità di questa testimonianza, ma ciù che era ancora più grave, ?il fatto che sarebbe stato dimostrato chiaramente che nel processo vi erano state, non una, ma parecchie testimonianze false, le quali erano sta?te riconosciute come tali dagli stessi autori, che avevano poi tentato di giu?stificarsi negando le pressioni avute da altre persone e implicando così gravemente, anche la responsabilità di alcuni personaggi altolocati. Tutti questi incidenti, molti dei quali completamente ignorati, prima e solo allora messi in evidenza, gettarono una nuova luce sulle condizioni nelle quali i giudici avevano deliberato. La "Petite Republique" aveva deliberato, in quei giorni, che non vi era un accordo perfetto tra i nazionalisti sul contegno da tenere riguardo al risorgere dell'affare Dreyfus ; alcuni avrebbero voluto temporeggiare sostenendo che nulla di illegale era avvenuto fino ad allora, altri, invece, indignati profondamente, protestarono e minacciarono di interpellare il governo tanto che il deputato Congy, si sarebbe offerto di parlare in loro nome. Nei corridoi della Camera, continua il corrispondente parigino, si parlava la sera precedente dell'atteggiamento che avrebbe tenuto il partito nazionalista in occasione della nuova revisione del processo Dreyfus ; l'idea, maggiormente diffusa, era che il partito preferiva non provocare un'agitazione parlamentare, per mantenere, in qualche modo, una certa coerenza con il suo voto unanime, emerso nella seduta della Camera del 6 aprile scorso, e per non lasciare uscire il processo Dreyfus dal campo puramente giudiziario. Il deputato Congy, avrebbe dichiarato di avere in programma un'intervista con il ministro della guerra, in seguito alla quale decidere se presentare, o no, l'interpellanza alla Camera. La "Depeche Toulouse", secondo le rivelazioni dell'inviato, aveva telegrafato a Gabriel Monod, l'illustre storico e membro dell'Istituto di Francia per chiedergli un articolo sulla nuova fase dell'affare Dreyfus ed egli, che era stato uno dei più convinti difensori dell'infelice capitano, aveva così risposto : " Dreyfus e suoi amici vogliono che l'affare resti sul terreno giudiziario per evitare i commenti della stampa e qualsiasi agitazione politica".

La riabilitazione di Dreyfus

Nell'articolo del 25 luglio 1906 (57), invece, immediatamente successivo alla riabilitazione dell'ufficiale Dreyfus, Francesco d'Ovidio così scrive in apertura : " Dunque Alfredo Dreyfus ?stato finalmente riabilitato anzi, non solo riabilitato nel modo più intero, ma festeggiato e acclamato da quello stesso pubblico che lo aveva già condannato". Insomma la Francia sembra?va quasi avergli chiesto scusa in modo solenne per uno spaventevole errore insinuato dalla perfidia di pochi; anche tutte le nazioni civili si commossero ad uno spettacolo così intenso, congratulandosi con il martire e con l'intero paese che aveva saputo rimettersi in discussione. Certo ? che se da un lato si sperava, come sottolinea il d'Ovidio, che Dreyfus potesse cancel?lare, prima possibile, dal suo animo ogni rancore e ogni triste ricordo dalla sua memoria, dall'altro l'intera Francia non avrebbe dovuto dimenticare altrettanto facilmente questa triste storia, se non voleva commettere di nuovo un errore così colossale. Intanto, scrive d'Ovidio, le altre nazioni si sarebbero trovate a riflettere, per amor di giustizia, che se francesi erano stati quei pochi che avevano macchinato la condanna di Dreyfus e quei tanti che, per fini estranei alla giustizia, l'avrebbero voluta mantenere ad ogni costo, francesi erano stati pure quelli che, per primi, avevano lanciato il grido di allarme, che avevano sfidato l'impopolarità e avevano sostenuto persecuzioni, insomma quelli che avevano voluto, sopra ogni cosa, riabilitare l'innocenza oppressa.

La questione Dreyfus in Italia : Chiesa e liberalismo

Ma non la Francia, soltanto, secondo il giornalista, avrebbe dovuto tenere presente il suo errore per non privarsi della moralità che ne derivava, ma anche in altre nazioni, una parte dei cittadini avrebbe dovuto prendere in esame la questione ; in Italia, ad esempio non erano mancati coloro che, precipitosamente, avevano sostenuto i persecutori di Dreyfus, n?molti che invece avevano fatto eco agli aguzzini oltremontani, come se ciù fosse dovere dei buoni cattolici e onesta disciplina di partito politico. Per costoro, il sospirare per la liberazione di Dreyfus, non era altro che ostentazione di liberalismo e di ostilità alla Chiesa o sottomissione ad una parola d'ordine settaria. Certo ? per d'Ovidio, che la Chiesa se avesse intesa la propria natura di somma autorità morale, avrebbe essa per prima, dovuto sollecitare la Francia a comprimere ogni passione politica e a rivedere subito un processo che poteva aver condannato un innocente ma i fatti avevano dimostrato quanto potesse valere un'istituzione religiosa che avrebbe dovuto attingere autorità solo dal culto degli ideali e dagli slanci generosi e, invece, preferiva restare in silenzio. La gloria di riù scattare un innocente alla quale la Chiesa non volle o non seppe partecipare, pertanto, fu dovuta specialmente agli uomini di scienza e a quelli che, ignobilmente, furono definiti gli intellettuali.

Note:
56 - Articolo del 2 dicembre 1903 - Verso la revisione del processo Dreyfus ( prime 2 col.).
57 - Articolo del 25 luglio 1906 - Dreyfus e la Francia (prime 2 col.) firmato F. d'Ovidio.